[POST] Escursione tra torri medievali dell'Ossola
[POST FACEBOOK DEL 5 GENNAIO 2026]
Da Pieve Vergonte a Piedimulera non può sfuggire al camminatore attento un elemento tipico del paesaggio ossolano: le torri medievali.
Spesso ridotte a semplici ruderi dalle intemperie, o per l’incuria e l’abbandono, o per la soverchiante invasività della vegetazione. Ognuna racconta storie e vicende del luogo. Potevano essere Torri di vedetta, di fortezza o difensive, o uffici per l’esazione delle “gabelle” daziarie. Sul territorio le numerose torri erano in comunicazione visiva tra loro. Una vera e propria rete per il controllo del territorio che ancora oggi suscita attrazione e interesse, che allora dava sicurezza alla gente e oggi è testimonianza in continuità con il nostro presente.
Abbiamo percorso il tratto da Pieve Vergonte a Piedimulera.
A volte sono quasi del tutto mascherate da un fittissimo ombrello di verde, come la Torre di Villa (XI secolo). Si trova lungo la “Strada Francisca”, così chiamata perchè portava in Francia attraverso il Sempione. Nata come torre di fortezza fu utilizzata come torre di vedetta dopo la costruzione della Torre di Cengio (XV-XVI secolo). In altri casi la torre è praticamente scomparsa. La sua memoria rimane nella toponomastica del luogo. È forse il caso della Torretta di Fomarco (? secolo). Dalla zona Torretta appare in lontananza la Torre di Cimamulera (XVIII secolo).
A Piedimulera ammiriamo “la più aristocratica delle Torri” (cit.): la Torre Ferrerio (foto di copertina). 5 piani distribuiti su 30 mt di altezza (XVI secolo). Recentemente oggetto di restauro. Visitabile su prenotazione. Contiene un museo mineralogico. Le stanze sono abbellite da motivi decorativi, figure e affreschi. Merita una visita (luogo segnalato al recente censimento Luoghi del Cuore FAI-Fondo per l’ambiente Italiano).
Una luminosa e limpida giornata ha reso particolarmente piacevole il percorso. Da rimarcare la sollecita disponibilità della gente del luogo per agevolarci il reperimento delle torri.
Un grazie particolare a Stefano Giovannone che mi ha fatto conoscere i tanti “segreti” della zona e a Lorella. Insieme abbiamo passato una bella mattinata immersi nella natura e nella storia.
Testo e fotografie di Alberto Bergamaschi