Il Sasso di Finero
RESISTENZA
L’8 settembre 1943 il Maresciallo Pietro Badoglio annunciò l’Armistizio di Cassibile, che pose fine all’alleanza dell’Italia con la Germania nazista e diede inizio alla guerra per la liberazione dall’occupazione tedesca. Anche nelle valli dell’Ossola nacquero i gruppi della Resistenza, in opposizione al nazifascismo. Da questi gruppi si svilupparono formazioni organizzate come le divisioni Valtoce e Valdossola, attive su tutto il territorio montano.
Nel 1944 la presenza partigiana sul territorio divenne così forte da portare alla nascita della Repubblica dell’Ossola, una dimostrazione ammirevole di autogoverno durata quaranta giorni, tra i mesi di settembre e ottobre. Questa realtà rappresentò un importante esempio di amministrazione democratica in un contesto storico e geografico che vide l’esercito tedesco e le forze fasciste impegnate in vaste operazioni militari per reprimere la Resistenza, anche sul territorio ossolano. I quaranta giorni di vita della Repubblica dell’Ossola vengono narrati nello sceneggiato televisivo RAI del 1974 dal titolo “Quaranta giorni di libertà”, diretto da Leandro Castellani e registrato in loco.
Nel giugno del 1944 un grande rastrellamento colpì la zona della Val Grande e delle valli limitrofe. In quei giorni di giugno, a Finero, un gruppo di partigiani guidato dal capitano Mario Muneghina tentò di aprire un passaggio attaccando le postazioni nemiche a Pian dei Sali, ma dopo un primo successo i partigiani dovettero disperdersi nei boschi nel tentativo di fuggire dai nazisti.
“Il tenente Rizzato con 30 uomini si diresse verso la Svizzera: molti di loro furono uccisi; altri, tra i quali Rizzato, catturati. Muneghina, con 15 uomini, subì delle perdite in un altro scontro. Dopo 4 giorni, i dieci partigiani rimasti, inseguiti dai tedeschi con i cani lupo sotto le rocce del Gridone, furono accolti e sfamati da Maria Mazza, una contadina di Orasso.
Il gruppo rimasto nell'abetaia di Finero tentò di rientrare in Val Grande. Teresa Binda, madre del partigiano Gianni Saffaglio, fu scortata da un alpigiano a Cannobio. Ritornata a Suna, Teresa fu arrestata dai militi fascisti, interrogata, torturata e infine fucilata a Beura di Cardezza insieme ad altri 8 resistenti. Il diciottenne Saffaglio, rimasto solo, si salvò nascondendosi per cinque giorni in un alpeggio sopra Falmenta, aiutato da alcune ragazze del paese. A Finero, il 23 giugno '44, vennero fucilati 15 dei partigiani catturati a Pian dei Sali: Mario Crescini, Fiorentino Gallarati, Bruno Gerosa, Sebastiano Lanteri, Giorgio Longoni, Mario Martinelli, Olinto Pasetti, Serafino Paternoster, Pietro Pezzotti, Gaetano Ricci, Luciano Turati, Ugo Zanotti, Giuseppe Ziliani.”*
Anche diversi civili che tentarono di aiutare i partigiani vennero uccisi durante quei giorni e gli scontri continuarono nei mesi successivi.
Il monumento conosciuto come Sasso di Finero è dedicato ad Alfredo Di Dio e Attilio Moneta.
Alfredo Di Dio nacque a Palermo il 4 luglio 1920. Uscì dall'Accademia Militare di Modena nel 1941 e fu presto promosso tenente. L'8 settembre 1943, avendo constatato che nei Comandi superiori non vi era alcuna volontà di reagire all'aggressione nazista, Di Dio abbandonò la caserma e si diresse verso Novara con alcuni carri armati guidati da ufficiali e soldati della sua Compagnia. Il 23 gennaio, Di Dio partì con la sua scorta per Milano, dove fu arrestato e trasferito alle carceri di Novara, per poi essere scarcerato il 6 marzo. In seguito fondò una nuova formazione, il Gruppo Patrioti Ossola. Nel giugno 1944, la formazione contava circa 230 uomini quando fu costretta a trasferirsi a causa del grande rastrellamento. A inizio luglio il gruppo, non legato ad alcun partito, prese la denominazione di Valtoce ed i suoi appartenenti portarono da allora al collo un fazzoletto azzurro.
“Il 12 ottobre 1944, due squadre-comando, una della Divisione "Valtoce" e una della Divisione "Valdossola", arrivate da Domodossola, furono sorprese dal fuoco di presidi fascisti e tedeschi, diretti a riconquistare l'Ossola, mentre svolgevano una ricognizione del territorio nei pressi della galleria in località Sasso di Finero a circa 2 km dall'abitato. Morirono Alfredo Di Dio, il comandante "Marco" della Valtoce, dissanguato in seguito alle ferite ricevute e il colonnello Attilio Moneta.”*
Il colonnello Attilio Moneta dirigeva la Guardia Nazionale della Repubblica dell’Ossola. Affiancato dal comandante Alfredo Di Dio, partendo da Domodossola, decise di partire in ricognizione in Val Cannobina per verificare la situazione. Alla gola di Finero, ai limiti della Valle Vigezzo, furono fronteggiati da un avamposto nazista col quale iniziarono un violento scambio di colpi di arma da fuoco che li vide infine soccombere; entrambi persero la vita. La maggior parte della divisione Valtoce dovette esiliare, ma essa riuscì a ricostituirsi pur se su basi nuove e diverse, continuando la lotta fino alla Liberazione nell’aprile 1945.
Il Sasso di Finero resta oggi un luogo della memoria, testimone del sacrificio di chi ha combattuto in nome della libertà, arrivando anche a sacrificare la propria vita.
BIBLIOGRAFIA*
AA. VV., La Scelta, Alberti Verbania, 2001.
Biancardi G., 1^ Divisione Ossola "Mario Flaim" Diario Storico, Comune di Verbania, Comitato per la Resistenza nel Verbano, 1995.
Bologna P. - Barazzetti A., La Resistenza, Comune di Malesco, 2011.
Chiovini N., I giorni della semina, Tararà, Verbania, 2005.
Costantini V., Partigiani della Terza Banda, Ultra, Milano, 1945.
Ferrari E., La liberazione – Cannobio, agosto-settembre 1944, Tararà, Verbania, 2006.
Jakob M., La strage di Trarego, Tararà, Verbania, 2003.
Manzoni M., Partigiani nel Verbano, Vangelista, Milano, 1975.
Massara E., Antologia dell'antifascismo e della Resistenza novarese - Uomini ed episodi della lotta di liberazione, ISRN, 1984.
Parabiaghi M., Relazioni partigiane tratte da Archivio "Mario Flaim", Comune di Verbania, Comitato per la Resistenza nel Verbano, 1995.
Trincheri E., Partigiani raccontano - Liberazione della Valle Cannobina, Cannobio, Cannero e Oggebbio, Comune di Verbania, 2000.
*Citazioni e bibliografia tratte da: Alto Verbano, Culla di Libertà, pubblicazione della sezione di Cannobio e Valle Cannobina dell’ANPI, con testi a cura di Paola Giacoletti.